Lunedì 9 febbraio 2009 ore 20,30. Mentre molti italiani stanno per mettersi a tavola o già lo sono, la notizia raggiunge tutti e sposta altrove inutili parole. La ragazza è morta, si è spenta come ogni suo pensiero. Se ne avesse ancora in quell’essere informe. Per settimane, quotidiani, telegiornali e cervelli della gente sono stati infarciti di notizie devastanti, martellanti: notizie di morte e di cliniche, di morte e di scelte politiche, di morte e di Costituzione, di morte e di religione. Una unica morte che è venuta, finalmente! Maledettamente vera, irreversibile salma destinata a decomporsi dopo l’ultima cena, privata dell’estremo soffio vitale, così come stabilito dal volere di un padre disperato e di un magistrato. La morte di un’unica ragazza sfortunata che ha intaccato per sempre valori, dottrine, certezze e vanitose coscienze di tutti, scatenando confuse repliche al mistero, al senso della vita ed al mondo oscuro del trapasso terminale. Non mi sento autorizzato a sfiorare ogni giudizio sugli attori principali di questa triste storia, ma a guardarmi dentro e poi attorno, sì. Vedo il mio disagio mescolarsi a quello di milioni d’altri sconcerti. Vedo turbamenti, confusioni blateranti, ma, una volta tanto, sincere. Come le espressioni d’impaccio dipinte sulle smarrite certezze di volti importanti, sbattuti dinnanzi, allo spietato occhio del video. Occhio imparziale, che ne aveva in quelle ore immortalato i ritratti tesi, le sopracciglia aggrottate, i toni isterici di chi è abituato a trovare sempre le parole giuste per mescolare come un sugo interessi, convinzioni, menzogne ed idee. Questa volta no! Questa volta la ragazza è morta, indietro non si torna. Adesso che la vita è spenta sul serio, nessuno sa veramente come, se ha capito, se ha sofferto, nessuno ha la risposta di tutti i perché. E noi, tutti un po’ correi, riscopriamo il fascino e lo smarrimento biblico che suscita il mistero. Ho ascoltato perplesso proclami e moralismi europei, deliri di presentatori impacciati, dispersi giornalisti, teutonici Papi, smarriti politici farneticanti, barbuti psichiatri, impassibili primari, dotti pretori ed ogni sorta di umani "quasi importanti".Tutti annaspavano confusi, avviliti, tristi, tentando di esprimere concetti che non erano ben definiti né pienamente convincenti. Vi era in quei giorni quasi rispetto per ogni altra opinione: una luce in un bailamme di non volute tenebre. È raro percepire una pur confusa sincerità, mescolata ad impotenza e a commozione. È raro vedere certe facce in televisione arrabattarsi, sapendo di annaspare. È il dubbio spacciato per certezza, quasi gridato con maggiore sentimento per esorcizzare i dubbi della fede o della ragione e per camuffare l’umana, propria debolezza.Il problema è immane quanto inafferrabile, universale. La ragazza ha smesso di vivere diciassette anni fa, eppure, per diciassette anni ha vissuto grazie all’amore di suore coerenti, ma soprattutto grazie al progresso, alla scienza, all’intelligenza che inventa macchinari in grado di tenere in vita chi se ne sarebbe andato senza clamore nemmeno molti decenni fa. La colpa del merito è di nuovi meccanismi, di nuovi farmaci. Non c’erano 60 anni fa, quando fu redatta la Costituzione. Abbiamo creato smisurati mostri e grossi vuoti d’etica: ora si strilla al legiferare per creare un limite, uno spazio entro il quale agire in modo logico, umano, razionale e per stabilire i parametri del vivere cercando accordo tra maggioranza e opposizione, così da potersi spartire un giorno, smarrite coscienze. Per salvarsi dalle macchine si dovrà morire politicamente e legalmente in regola, con firma autenticata su testamento biologico redatto dal notaio. Amen e così sia. Il giuramento medico è "salvare d’obbligo", ma siamo andati oltre, salviamo "troppo". Ora manca un percorso preciso su come uccidere a norma di legge, rispettando i sacri voleri del defunto prossimo venturo ed evitando, così, esposti e querele. Com’è difficile sostituirsi a Dio o a chi per lui in modo razionale!. Non erano preparati i governanti, i giornalisti, gli opinionisti, i laici e i prelati; è confusa la gente comune. È terribilmente difficile decidere cosa, come, dove, a chi e quando farlo fare: uccidere l’innocente tenuto in vita in altro luogo e altro tempo per motivi non fortuiti, ma stabiliti dal regolamento. Abbiamo fatto l’inganno, occorre creare la legge. Che legge dunque sia! Mia madre dieci anni fa era distesa in un letto paralizzata dal collo in giù in seguito a un incidente stradale. Le macchine gli impedirono di cessare di vivere. Immaginavo la vita che aveva davanti, vita di dolore, di umiliazioni, di incognite e di privazioni. Vita che così fu. Non so trovare aggettivi o avverbi per descriverla in modo compiuto ed esauriente. Attaccata a quelle macchine, avrebbe voluto morire. Ma è sopravvissuta, menomata. Dieci anni nel tanto male e nel bene residuo, ha pianto, ha riso, ha scherzato, ha amato, ha sofferto, ha goduto del colore di tramonti, ha guardato i suoi due figli crescere, seppure da lontano, ha interagito con il mondo. Ha vissuto. Tutto questo, Eluana no. Altro del suo mondo scuro non so, o non oso dire. Che Dio la ricompensi per tanto, giovane spreco.
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